La parola ‘robotica’ è stata coniata da Isaac Asimov nel 1942 in Runaround, il racconto in
cui compaiono per la prima volta anche le famose tre leggi della robotica. Quelle
che dovrebbero garantire una pacifica coesistenza tra uomini e robot.
Che la pubblicistica più recente abbia più volte ripreso le leggi di Asimov è un sintomo e della speranza della crescita della tecnologia dei robot, ma anche del timore di quanto tutto ciò può rappresentare.
Nella sezione Lo Speciale, della rivista Darwin in libreria, dedicata ai nuovi robot e che si apre con l’articolo Robotica si fa il punto sullo stato della tecnologia oggi e attraverso articoli specificatamente dedicati, si analizza la realtà dei fatti rispetto alle velleità della fantascienza.
Nell’articolo L’autoreplicazione tra sogno e incubo Adrian Cho riferisce dell’esperienza di un team della John Hopkins University di Baltimora impegnati nella costruzione di macchine capaci di riprodursi atomaticamente.
Gerald M.Edelman, del Neurosciences Institute di San Diego in Neuro-robot intelligenti al naturale riferisce come dai prototipi Darwin VII e Darwin X, nati per studiare il comportamento umano, potrebbe nascere una generazione di macchine in grado di imparare e perciò indipendenti dalle istruzioni dell’operatore.
Infine Rolf Pferer, Max Lungarella e Fumiya Ida del Laboratorio di Intelligenza Artificiale dell’Università di Ginevra nell’articolo Bioispirazione in carne e chip illustrano come i robot più che alle macchine del mondo industriale devono imitare la robustezza e versatilità dei sistemi biologici.
FRA CINQUANT’ANNI UN ROBOT COME AMANTE.
