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Professor Nelson, come ha sviluppato il concetto di economia evolutiva?
L'Innovazione in termini evoluzionistici |
La conoscenza umana si modifica gradualmente nel tempo, e non è affatto detto che i cambiamenti siano diretti da unintenzionalità precisa. Di fatto, il concetto di economia evolutiva è molto naturale. In fondo, molta parte delleconomia classica può essere interpretata come una disciplina che considerava il progresso in termini evoluzionistici, ovvero guidato da processi che possono anche essere pianificati nei dettagli, ma i cui risultati sono selezionati da meccanismi economici, politici e sociali, che poi ne determinano gli sviluppi e limpatto sulla società. Ma la disciplina economica moderna ha dimenticato tutto questo. Ritengo invece che il modo più ovvio per descrivere i processi di innovazione sia farlo in termini evoluzionistici.
La Tecnologia, motore fondamentale della crescita economica |
La tecnologia ha un ruolo fondamentale come motore della crescita economica,
e questo era già chiaro al tempo di Adam Smith e della prima rivoluzione industriale. Man
mano che si introducevano innovazioni tecnologiche, infatti, nascevano nuove
organizzazioni, istituzioni e nuove forme di potere, che diffondendo le tecnologie hanno
influenzato la società e lo sviluppo economico sul lungo periodo.
Le innovazioni tecnologiche nascono dalla scienza, o piuttosto sono le possibili applicazioni pratiche di una scoperta a determinare lo sviluppo dei diversi settori della ricerca scientifica?
Il rapporto tra Tecnologia e Scienza |
Credo che, più di quanto comunemente si sia disposti ad ammettere, siano le possibili applicazioni - e quindi la tecnologia - a guidare la scienza, anche se comunque il processo va nelle due direzioni. A determinare lo sviluppo di un ramo della scienza possono essere i risvolti pratici, ma anche la ricerca di spiegazioni rispetto a come funziona uninnovazione che è già stata introdotta. La storia della medicina è costellata di esempi di questo tipo. Recentemente ho concentrato i miei studi sulla medicina, e sono rimasto molto colpito da come siano poche le circostanze in cui un progresso importante nella scienza di base abbia portato allintroduzione di pratiche mediche nuove e fondamentali. Piuttosto, è avvenuto il contrario. Pensiamo soltanto a come si sono sviluppati i vaccini. Linvenzione è stata frutto di unintuizione fondamentale, ma soltanto in seguito limmunologia ha spiegato nei dettagli perché la vaccinazione protegge dalla malattia. Fenomeni analoghi si sono verificati nellelettronica. In questo settore la situazione è più variegata, perché in molti casi, accanto allintuizione dellinventore, le innovazioni sono state precedute da conoscenze della fisica. Tuttavia alcuni settori della fisica si sono sviluppati proprio per giungere a una comprensione più completa di come funzionavano oggetti che erano già stati inventati, e che spesso avevano già determinato cambiamenti importanti nelleconomia e nella società, come per esempio i transistor.
Se è la tecnologia che guida la scienza, è la stessa tecnologia a determinare quali rami della ricerca scientifica vengono finanziati?
Il rapporto tra Tecnologia, Scienza e... Finanziamenti |
Sì, e questo è particolarmente vero per alcuni settori. Si pensi per
esempio alle biotecnologie. Lo sviluppo del biotech ha avuto un forte impatto, soprattutto
negli Stati Uniti, sulla ricerca scientifica universitaria. Ci si è anche lasciati andare
a facili entusiasmi: di fatto se analizziamo le imprese nate negli ultimi 15 anni, sono
davvero poche quelle che operano nel settore biotech e che hanno ottenuto un valore
economico significativo. Qualcosa di analogo è successo nellinformatica, con la
grande bolla della new economy. Il problema è che negli Stati Uniti, soprattutto per il
settore farmaceutico e biotecnologico, il legame economico fra ricerca universitaria e
industrie è diventato troppo stretto. Mentre fino agli anni cinquanta le università
avevano una politica forte tesa a vietare la brevettabilità, questa tendenza si è
invertita. In seguito anche i finanziamenti pubblici alla ricerca sono stati condizionati
dai brevetti, e le università hanno pensato di poter ottenere più fondi vendendo licenze
alle industrie. Il Bayh-Dole Act del 1980 ha permesso alle università di mantenere i
brevetti e di formare al loro interno degli uffici per il trasferimento tecnologico, che
hanno il compito di rilasciare le licenze alle industrie. In realtà, anche se è
difficile fare calcoli precisi, per molte università non cè stato il ritorno
economico sperato. Puntare troppo sui brevetti impedisce che si pianifichino progetti di
ricerca di ampio respiro e strutturati in modo lungimirante. Inoltre accade sempre più
spesso che le industrie chiedano alluniversità licenze esclusive, e questo genera
contrasti. Anche se in alcuni casi i diritti di esclusiva possono essere utili, ritengo
che la politica universitaria dovrebbe essere rivolta a permettere luso più ampio
possibile dellidea.
In quali casi i brevetti possono essere utili?
Il brevetto: quando e per che cosa |
Dovrebbero essere brevettati soltanto i risultati che sono molto vicini allapplicazione pratica, in termini di quantità di ricerche ulteriori necessarie per giungervi. Infatti, se in questi casi la scoperta non fosse data in esclusiva, nessuna industria investirebbe per sviluppare linnovazione tecnologica che può derivarne, con il rischio che altre concorrenti facciano lo stesso o arrivino prima. Non dovrebbero invece essere brevettati i risultati che possono essere usati in un ampio spettro di altri studi, come per esempio la sequenza del genoma umano. E neppure andrebbero brevettati i risultati che siano essi stessi uno strumenti di ricerca: questi, al contrario, dovrebbero essere diffusi il più possibile.
Che cosa possono imparare gli europei dallesperienza statunitense?
Ricerca scientifica e conflitto di interessi |
In Europa si guarda con un po troppo entusiasmo a quello che è
successo negli Stati Uniti. Limportanza dei brevetti per lo sviluppo della ricerca
scientifica deve essere ridimensionata. Il rischio è che le università diventino parte
del business. I rapporti economici fra industria e ricerca scientifica minacciano la
libertà di azione di questultima, compromettono la sua autonomia e il suo ruolo
fondamentale di istituto indipendente e obiettivo. Questo è particolarmente vero per la
ricerca sui farmaci. I ricercatori finanziati dalle industrie si trovano in una situazione
di conflitto di interessi, che impedisce il giudizio critico.
Recentemente gli editori delle principali riviste di medicina si sono accordati affinché gli autori degli articoli sottoposti dichiarino se si trovano in una situazione di conflitto di interessi. Pensa che questo possa essere utile?
La soluzione al conflitto di interessi non può venire da un'unica iniziativa |
Penso che nella situazione attuale ogni iniziativa possa essere utile. Non credo però che la soluzione al problema dei conflitti di interesse possa derivare da uniniziativa unica, perché la questione è complessa e si è sviluppata nel corso di anni. Comunque ritengo che il fatto che le riviste che pubblicano articoli di scienziati provenienti dal mondo accademico e dallindustria non abbiano finora chiesto agli autori di dichiarare i loro conflitti di interesse possa aver contribuito al problema. Certamente vale la pena che ora si prendano lonere di farlo. In ogni caso i ricercatori potrebbero mentire. E questo è il motivo per cui la soluzione non può venire da uniniziativa unica.
(17 giugno 2002, pubblicata il 25 giugno 2002)
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[*] Margherita Fronte (Pagina
personale) collabora con la Fondazione Giannino Bassetti
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